Una storia lunga quattro secoli, tra devozione popolare ed suggestioni spettacolari

 

E’ una delle manifestazione più antiche del Lazio e conserva una inalterata espressione di fede popolare che si tramanda di generazione in generazione da circa 400 anni. Sono del 1660 i primi documenti della venerabile Confraternita di San Pietro in Civita di Bagnoregio che nell’ambito del Sacro Rito della Processione del Venerdì Santo attestano spese riguardanti il Crocefisso di Civita, splendida scultura lignea quattrocentesca di scuola fiamminga. Inizialmente fu una manifestazione a carattere esclusivamente religioso. Si svolgeva nella contrada di Civita e vi partecipavano, oltre al clero, le confraternite, i cantori e il popolo. Oggi, al passaggio della processione, la popolazione, insieme ai numerosissimi turisti, si dispone per le vie del paese con la stessa devozione di allora, seguendo, in silenziosa preghiera, il Santissimo Crocefisso.

 

Nel 1851 si ebbe il primo grande cambiamento: il canonico Leandro Marini, con una proposta ufficiale, chiese alla venerabile Confraternita di San Pietro di spostare lo svolgimento della processione del Venerdì Santo dalla contrada di Civita a quella di Bagnoregio. In data 06 Gennaio 1851 il Consiglio generale della Confraternita accolse la proposta del Canonico Marini aggiungendo delle prescrizioni precise tra cui l’obbligo di riportare il Crocefisso dentro il borgo di Civita immediatamente dopo la Processione del Venerdì Santo e di illuminare con lumi e fiaccole accese i luoghi più pericolosi ìstante l’incomoda via, ed ora notturna, così citava testualmente la nota della Confraternita. Da qui nacque probabilmente la credenza popolare secondo la quale, se il Crocefisso non fa rientro a Civita entro la mezzanotte del Venerdì Santo, la proprietà della scultura passa ai bagnoresi. Solo alla fine degli anni quaranta del secolo scorso fu introdotta la figura del Cristo che porta la croce, precedentemente sfilavano solo dei pentiti o cirenei con altrettante croci sulle spalle. Successivamente, sotto la guida dell’architetto Alberto Stramaccioni, intorno agli anni sessanta e dell’architetto Luciana Bartoloni, verso la seconda metà degli anni ottanta, la processione si è molto rinnovata fino a diventare una delle più ammirate del Lazio e del centro Italia.

Oggi la processione si divide in due parti, quella storica che rappresenta il doloroso incedere di Gesù Cristo verso il luogo della crocifissione e che comprende oltre 150 personaggi in costume d’epoca raffiguranti i principali protagonisti degli ultimi momenti della vita di Cristo: un drappello di romani a piedi e a cavallo seguiti da una quadriga guidata da Ponzio Pilato, i dodici apostoli e i sacerdoti del sinedrio seguono in silenzio un gruppo di guardie giudee che precedono a loro volta il gruppo della Madonna, delle pie donne e delle popolane; la parte religiosa invece rappresenta e dimostra la viva fede del popolo bagnorese: una serie di quadri raffiguranti le immagini degli ultimi giorni della vita di Gesù, le varie Confraternite, la statua della Madonna addolorata, la bara con il Crocefisso di Civita ed infine la Stella, un grande quadro portato a spalla da quattro uomini della Confraternita con sopra due bambini vestiti da angeli a rappresentare la resurrezione per la speranza e salvezza di tutta l’umanità.

L’ambientazione Ë definita da diverse centinaia di fiaccole e lanterne accese lungo tutto il percorso cittadino, una voce fuori campo amplificata da un impianto stereofonico dislocato per tutte le vie del centro storico anticipa e illustra tutti i personaggi della Processione, una illuminazione straordinaria e particolarmente sofisticata rende molto suggestivo il corteo che sfila in un silenzio irreale rotto soltanto dagli squilli di tromba, da un tamburo che cadenza il passo lento degli oltre 350 figuranti e dai ferri dei cavalli che battono sul selciato di pietra. Tutta la popolazione si raccoglie intorno alle preghiere che i fedeli recitano con devozione al passaggio del Cristo morto. Da due anni è stata introdotta una ricca anticipazione che consiste in una breve e suggestiva rappresentazione della flagellazione, su un palco montato al centro della piazza principale di Bagnoregio il Cristo viene trascinato sul sacrato, spogliato dei suoi indumenti, legato ad una colonna e fustigato da due soldati romani. La scena è molto toccante e coinvolgente oltre che per l’abilità e la capacità interpretativa dei personaggi, anche per l’appropriato uso di un sofisticato impianto luci e di un raffinato allestimento audiofonico.