Nel 1996 lo storico americano Daniel Goldhagen pubblicò un saggio destinato ad avere un successo straordinario dal titolo “I volenterosi carnefici di Hitler” in cui dimostrava come l’Olocausto non fu affatto attuato solo dalle SS o da membri del partito nazista, ma fu un’operazione a cui parteciparono centinaia di migliaia di tedeschi. Persone comuni di ogni età ed estrazione sociale che, senza essere costrette a farlo, ma solo rispondendo ad un diffusissimo sentimento antisemita, presero parte attiva al gigantesco massacro di milioni di ebrei. La rassicurante certezza che i responsabili dell’orrore fossero solo un gruppo sanguinario di assassini ideologici era caduta. Colpevole era il popolo tedesco o, almeno, una parte maggioritaria di esso. Tenendo conto delle proporzioni di una tragedia epocale messa impropriamente a confronto con quella che appare una bazzecola come la sanitopoli umbra, c’è tuttavia un parallelismo che può essere colto ed è quello relativo al ruolo giocato dalle èlite in entrambi i casi. Sia chiaro che nessuno sta paragonando l’Olocausto con le vicende umbre.

Detto in altri termini, siamo davvero sicuri che il rivoltante sistema di corruzione che sta emergendo dall’inchiesta perugina sia tutto e solo riconducibile ad un ceto dirigente presuntamente marcio e delinquenziale o che non ci si trovi piuttosto di fronte ad un sistema di concepire la cosa pubblica iscritta nel nostro dna? Quanti sono i casi di persone veramente costrette dal bisogno economico a sottostare alle pressioni insane dei politici o dei dirigenti corrotti e quante sono invece le persone comuni disposte senza alcuno scrupolo ad accettare e anche a proporre, metodi illegali in cambio di un tornaconto personale? Quante Susanna Esposito vedete in giro nelle città e nei paesi dell’Umbria e quanta gente invece conoscete che non guarda in faccia nessun pur di arrivare ed è alla costante ricerca del potente di turno al servizio del quale porsi senza esitazione? In Umbria esiste un problema diffuso di mancanza di etica e di senso civico oppure è solo la degenerazione del ceto politico, al governo da troppo tempo, ad aver inquinato una società sana e civile?

Porsi queste domande è il modo migliore per essere contestati perchè si rischia di passare per giustificazionisti di un sistema ormai impresentabile, ma anche scettici sulle virtù taumaturgiche e salvifiche della nuova èlite che sta scaldando i muscoli sui palchi dell’Umbria. Risulta soprattutto fastidioso mettere in discussione l’immutabile paradigma psicologico del capro espiatorio, la cui funzione è da sempre quella di rassicurare la comunità che il male è esterno ai propri membri e che gli appestati sono tutti ben riconoscibili. Forse è più utile guardarsi intorno e anche dentro con capacità di osservazione e onestà per capire se ci sono in giro troppi volenterosi carnefici dell’etica o se i mostri siano solo Catiuscia e i suoi gerarchi.

Claudio Lattanzi