La stazione della funicolare direttamente in piazza Duomo. Non è il fantasioso progetto uscito dalla mente di qualche urbanista stravagante, ma avrebbe dovuto essere il punto finale di una profonda trasformazione urbana della città di Orvieto a fine anni Ottanta del Novecento  e di un’altrettanto importante speculazione fondiaria e immobiliare.

L’idea di portare la funicolare in piazza Duomo era stata infatti elaborata dal marchese Edoardo Cahen, esponente della ricchissima famiglia di banchieri ebrei di origine belga le cui spoglie mortali riposano nel singolare mausoleo gotico collocato nel bosco del Sasseto a Torre Alfina. Edoardo aveva comprato nel 1880 il castello di Torre Alfina dal marchese Bourbon dal Monte dopo aver abbandonato Roma dove era stato uno dei maggiori protagonisti della gigantesca speculazione edilizia che interessò la neo capitale d’Italia e della quale i Cahen furono tra i più significativi imprenditori, insieme alla famiglia Odescalchi.

La ricchezza accumulata con la costruzione dei nuovi quartieri, soprattutto il quartiere Prati che venne realizzato sui terreni che Edoardo e i suoi soci avevano comprato dall’arcivescovo belga Francesco Saverio de Merode, fu enorme. Una parte del quartiere inizialmente prese la denominazione di quartiere Cahen. Proprietari anche della splendida villa La Selva, ad Allerona, tra i più mirabili esempi dell’architettura Liberty dell’Italia centrale, i Cahen tentarono di fare soldi anche con la funicolare di Orvieto che era stata inaugurata nel 1880. A finanziare la funicolare che si chiamava allora funicolare Bracci, era stato l’ingegnere e politico orvietano di origini nobiliari Giuseppe Braccia Testasecca. Il progetto di Edoardo era quella di prolungare la funicolare per portare i viaggiatori fino in piazza Duomo al cui restauro aveva generosamente contribuito. Edoardo aveva comprato la quasi totalità dei terreni che si trovano nell’attuale piazza Cahen, in vista di una speculazione nel cui contesto inserire anche il prolugamento della funicolare attraverso via Postierla.

Per tale motivo aveva regalato tutto quel patrimonio fondiario al Comune di Orvieto. Gli amministratori comunali furono però molto meno accondiscendenti di quanto non fossero stati con il marchese i colleghi romani e la speculazione non potè mai essere realizzata così come il progetto di trasformazione urbana ad esso collegato. A quel punto, il Comune fece una mossa compensatoria e diplomatica, denominando il grande spazio che era rimasto in mano pubblica come “piazza Cahen”. Una decisione per gratificare Edoardo mentre era ancora in vita. Il marchese ebbe così la soddisfazione, forse magra per lui, di vedersi intitolare la piazza, per consolarsi dei milioni persi con la mancata speculazione e l’ardito progetto di uno spericolato percorso della funicolare. Chissà se quell’idea estrema avrebbe però reso ancora più singolare ed attraente Orvieto?