L’ultimo libro di Sandro Bassetti ricostruisce la figura delle streghe che vennero perseguitate e spesso messe a morte nell’Orvietano, tra Medioevo e Rinascimento e fornisce varie interpretazioni del fenomeno stregoneria

Un viaggio in un passato oscuro, in cui ignoranza e paura dominavano la vita degli uomini e spesso ne decidevano le sorti. Il nuovo libro dello storico e ricercatore Sandro Bassetti ci guida per mano alla scoperta di un mondo che spesso sconfina nella leggenda e che, al contrario, possiamo conoscere da vicino grazie ad una rigorosa documentazione di archivio.

“Streghe e stregoneria nell’Orvietano”, edito dalla casa editrice Intermedia Edizioni, è un testo di grande interesse per capire come il fenomeno si diffuse in questo territorio tra Medioevo e Rinascimento, condannando molte donna ad atroce sevizie e, a volte, alla morte. “La Stregoneria è realmente esistita come adorazione della natura e al contempo come rivolta notturna e segreta delle classi inferiori contro i poteri civili e religiosi istituiti, secondo l’interpretazione che ne fornisce un grande studioso quale Jules Michelet-spiega Sandro Bassetti- l’egittologa britannica Margaret Murray sostiene che l’antica religione dell’Europa occidentale è un culto della fertilità tributato a una divinità cornuta e tramandato da una popolazione autoctona formata da individui di piccola statura, la cui esistenza è rivelata dalle leggende e dai racconti di fate e di gnomi. I Sabba non sarebbero stati altro che le riunioni delle congreghe di adepti tenute in precisi giorni dell’anno. Secondo la Murray, le conseguenze dell’incontro fra l’antica religione e il Cristianesimo portano a ciò che ancora oggi s’intende correntemente per “Stregoneria”, e che si rappresentano quasi esclusivamente attraverso la caccia alle streghe del 1500 e del 1600”. In Orvieto l’“arte della stregoneria” dopo il XIII secolo, non è esercitata nella città, ma nei casolari, oltre i confini della città di Orvieto: numerosi sono coloro che vi fanno ricorso, come figura dai processi, provenienti da Orvieto, Prodo, Bagnoregio.
Tra le molte streghe, quelle più rinomate e richieste esercitano in luoghi abbastanza distanti dalla città. Sono ricordate due sole streghe che operano dentro la città di Orvieto: nel 1290, tale Mactea della Ripa dell’Olmo, pericolosissima strega a piede libero, accusata di fatture, malie e malefici vari; nel 1384 Donna Mita, accusata ancora degli stessi delitti di Mactea ma salvatasi dall’arresto con la fuga. La pena del fuoco è applicata contro la Strega dopo essere stata, per l’esame, sottoposta alla tortura “occasione facturorum, maliarum et maleficiorum”. La Strega Mactea riceve i suoi “clienti” in via Ripa dell’Olmo, oggi verosimilmente al numero civico 6 di via Ripa dell’Olmo 2, tra piazza Guerrieri Gonzaga e via Pecorelli, nel quartiere di Santa Pace, divenuto in seguito quartiere dell’Olmo.