Una totale perdita di lucidità che rischia di portare all’azzeramento generazionale l’unico ceto politico veramente nuovo che si sia visto in Umbria nel corso degli ultimi anni. Il risvolto forse meno evidente nell’incomprensibile giravolta politica decisa dal Movimento Cinque Stelle che in Umbria ha deciso di abbracciare mortalmente il Pd, è quello legato al rischio di delegittimare nel giro di pochi giorni un gruppo di attivisti che è cresciuto nel tempo, forgiandosi in un corpo a corpo con quel sistema di potere che, fino all’altroieri, veniva descritto come un regime clientelare, marcio e corrotto contro il quale l’unico strumento di lotta concepibile era il napalm o giù di lì. Vista dal punto di vista grillino, la spregiudicata inversione ad “U” di questi giorni presenta due aspetti delicati.

Il primo è quello di come gestire con il proprio elettorato l’enorme contraddizione di voler andare a braccetto con il partito contro il quale si è combattuto per anni senza tregua e la cui caduta per via giudiziaria è stata propugnata proprio da mano grillina. Con quali argomentazioni e con quale coraggio si potrà chiedere ai propri militanti di mantenere in piedi quel sistema tanto odiato contro il quale si sfioravano le risse in piazza (a Foligno) solo poche settimane fa e si presentavano esposti a raffica nelle procure di tutta l’Umbria? Se agli elettori grillini basterà turarsi un pò il naso senza dover inalare dosi di cloroformio, il primo ostacolo sarà superato. Poi inizierebbe la fase due, ovvero confrontarsi con quel metodo di gestione perenne del potere che la sinistra umbra non ha mai mollato per davvero, neanche quando riuscì a camuffarsi dietro alla “stagione dei professori” nel post Tangentopoli. Rinnegare il proprio recente passato, dimenticare da un giorno all’altro la propria passione e il proprio coraggio comporta un rischio molto alto. In ballo c’è la credibilità di persone, uomini e donne politiche, che hanno conquistato l’ammirazione anche dei propri avversari, dimostrando un cuore e un fegato che poche volte si erano visti da queste parti.

Il leone Andrea Liberati, la battagliera Maria Grazia Carbonari, l’infaticabile Cristina Rosetti (da tempo in rotta con il Movimento), la bravissima Stefania Troiani, la super propositiva Lucia Vergaglia e poi il miglior gruppo della regione, i ragazzi ternani, Thomas De Luca, Angelica Trenta, Luca Simonetti, Federico Pasculli, Claudio Fiorelli. Ma come è possibile immaginarseli se non nel campo opposto a quello del carrierismo e del disinteresse personale? Davvero l’unica a non uniformarsi al “contrordine compagni” versione Rousseau è solo Tiziana Ciprini? La chiamata alle armi per declinare anche in Umbria il governo giallorosso rischia di diventare un burrone nel quale può precipitare la sola classe politica interessante cresciuta dal basso e, in prospettiva, unica alternativa alle nuove leve leghiste. Uniformarsi docilmente agli input romani, rinnegando se stessi, significa diventare uguali all’ex nemico la cui presenza ha permesso ai grillini di diventare ciò che sono. Significa vendere l’anima e perdere la propria identità nel nome di quella prospettiva di puro cinismo che è la maschera eccitante del suicidio prossimo venturo.

Claudio Lattanzi