Il tentativo fatto da Gioacchino Messina di realizzare uno dei progetti più ambiziosi che Orvieto abbia concepito negli ultimi decenni è naufragato contro un muro di soldi. Alla fine, il presidente della fondazione Cassa di risparmio di Orvieto è stato infatti costretto ad alzare bandiera bianca di fronte all’offerta da 65 milioni di euro che il fondo di investimento Sri Group ha avanzato alla Banca Popolare di Bari per prendersi il 74 % della Cassa di risparmio di Orvieto in mano all’istituo pugliese. La fondazione orvietana aveva presentato un’offerta da 30 milioni di euro; valore economico derivante da una stima della banca effettuata secondo i parametri di mercato.

A mettere in difficoltà la fondazione Cro è stata sicuramente l’offerta di Sri, il  fondo creato dal finanziere bolognese Giulio Gallazzi, ma anche il fatto che la banca Bper, la ex Banca popolare dell’Emilia Romagna, si sia alla fine sfilata dal ruolo di “partner industriale” a cui Messina aveva lavorato per mesi, in vista dell’acquisizione e della futura gestione della Cassa di risparmio. La banca orvietana ha 50 sportelli, distributi per ordine di importanza in Umbria, Lazio e Toscana e parametri economici in ordine, nonostante la sofferenza nei conti del 2018, o almeno nel primo semestre del 2018, dal momento che ufficialmente non è stato ancora comunicato il bilancio riferito al secondo semestre dell’anno. Fatto sta che Messina ha dato il via libera all’operazione Gallazzi, masticando amaro ed evidenziando in maniera molto esplicita i molti motivi di malcontento nei confronti della gestione barese.

“Siamo positivamente impressionati dall’interesse manifestato da Sri, perché riteniamo che la Cassa di Risparmio di Orvieto sia una banca solida, le cui difficoltà vanno ricercate principalmente nelle ricadute negative causate dalle inefficienze della capogruppo” dice Messina, criticando l’inattuabilità» del precedente piano industriale di PopBari che prevedeva la fusione di Cr Orvieto nella capogruppo” ha detto il presidente Messina. Il ruolo che la fondazione Cro potrà svolgere nell’immediato futuro dovrà necessariamente continuare ad essere quello del socio di minoranza della Cassa, sempre attento a tutelare gli interessi orvietani, ma a questo punto la speranza è solo quella che il gruppo Galazzi abbia davvero intenzione di mantenere saldo il ruolo della banca come istituto autorevole e radicato nella propria zona di influenza. Certamente lo scenario futuro a cui aveva pensato Gioacchino Messina, con l’importante contributo dello stimato giornalista economico Marco Fratini (esponente espressione del Comune nel Consiglio di indirizzo della fondazione) era ben altro e prefigurava uno scenario in cui l’istituzione orvietana avrebbe avuto un ruolo di primo piano, con a fianco un partner focalizzato sulla gestione della Cassa.

Il segnale di disponibilità a mollare la presa da parte di Messuna arriva 15 giorni prima dell’assemblea dei soci della Popolare di Bari, ormai proiettata all’attuazione del piano industriale varato dall’amministratore delegato De Bustis che prevede la creazione di una società per azioni verso la quale attrarre nuovi capitali ed il mantenimento di una popolare radicata nel sud. L’imminente arrivo dell’economista Giulio Sapelli lascia anche intuire una manovra in contiguità con il Governo. Per Orvieto si apre una fase con vari punti interrogativi. Un fondo d’investimento non è una banca anche se Gallazzi continua a mandare messaggi rassicuranti.