Ormai da anni, la popolazione comunale è attestata per poco sopra i ventimila abitanti grazie esclusivamente all’apporto degli immigrati, ma le ultime statistiche dimostrano che è in atto un preoccupante fenomeno all’emigrazione che coinvolge anche loro. Già il piano sanitario regionale aveva certificato la perdita per il territorio orvietano di duemila residenti nel giro di sette anni; adesso arriva anche lo studio del Bollettino economico a suonare l’allarme per un abbandono sempre più  marcato anche da parte degli stranieri che se ne vanno in zone dove è più facile trovare lavoro.  La ricercatrice Meri Ripalvella spiega così il fenomeno:”La flessioni di abitanti residenti nei comuni dell’area interna dell’Orvietano è proseguita anche nel corso del 2017. Questo calo, ancor più accentuata nel comune di Orvieto (-1,1%), è più evidente di quello riscontrato mediamente a livello regionale (-0,5%) e nazionale (-0,2%)”.

La progressiva contrazione dei residenti, pur essendo un fenomeno che negli ultimi anni sta interessando tutto il territorio italiano, nei comuni dell’orvietani si caratterizza per trend decrescenti più accelerati e di più lunga durata. “Da notare che la flessione della popolazione residente, nei comuni dell’Area interna è sostenuta anche dalla riduzione della componente straniera che, invece, continua a crescere nel resto del Paese-dice Ripalvella- in Umbria, come in Italia, si vive sempre più a lungo ma resta bassa la propensione ad avere figli.

 

L’allungamento della vita media e la riduzione dei tassi di fecondità hanno fatto sì che l’Umbria risulti tra le regioni d’Italia con più alto indice di vecchiaia: al 1°gennaio 2018, nella popolazione residente umbra si contano 199 persone di oltre 65 anni ogni 100 giovani con meno di 15 anni; solo Piemonte, Toscana, Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia e Liguria mostrano valori dell’indicatore più elevati. Il valore dell’indicatore per i comuni dell’Area Interna (251%) e di Orvieto (243%), è significativamente superiore a quello regionale (199%) e nazionale (169%)”. Inoltre le previsioni demografiche regionali di Istat per il periodo 2017 – 2066 stimano, a condizioni inalterate, mantenendo, cioè, gli attuali tassi di natalità, di mortalità e di migrazione, un sensibile peggioramento.