Una rara e unica versione dell’Ultima Cena di Cristo, con la caratteristica di vedere raffigurati ben due Giuda Iscariota. un affresco situato nella parete di fondo del refettorio francescano a fianco della chiesa di San Crispolto a Bettona che sembra provenire dalla fine del ‘500. La scoperta è stata fatta dallo studioso e artista veneziano Guerino Lovato, che sul tema terrà un incontro domani proprio a Bettona, e che è giunto alla conclusione del «doppio Giuda» dopo un’analisi di carattere iconografico sull’affresco. Il dipinto, sottolinea Lovato, non è in buone condizioni: protetto da un vetro, al suo centro presenta un ‘bucò rettangolare scalpellato che incornicia le cinque figure centrali, con Cristo nel mezzo. Grande circa 6 metri per 4, è collocato dentro una grande lunetta ad arco ribassato, e raffigura una scenografia con sei colonne rosse che reggono il soffitto a grandi cassettoni. Sul fondo ci sono tre nobili finestre o forse porte con timpano, una lampada con tre fuochi accesi, simbolo anche della Santissima Trinità. «Le figure – nota Lovato – sono in totale 17: Cristo, 13 apostoli e non 12, due servi, uno addetto a lavare le mani dei commensali e un responsabile trinciante addetto alle carni e, nondimeno, il Demonio in persona».

La scena raffigurata differisce da quelle ‘classiche dell’Ultima cena: non la lavanda dei piedi, non la distribuzione del pane, né il boccone mangiato da Giuda: è invece «un momento preliminare mai visto prima – sottolinea lo studioso – ossia il ritardato arrivo di Giuda Iscariota e la diretta trattativa del secondo Giuda col Demonio. Dunque è il momento tra la lavanda dei piedi e l’istituzione dell’Eucarestia dove il tradimento di Giuda è doppiamente rappresentato». Il primo Giuda di Bettona si lava le mani, anticipando il gesto di Pilato. Una posizione «ambigua», per Lovato, visto che a differenza del governatore, Giuda tradisce effettivamente Gesù, «ma qui i francescani di Bettona pongono la variante del libero arbitrio, della libera scelta che potrebbe ancora cambiare la toria». Nella seconda raffigurazione Giuda è invece seduto, unico tra gli apostoli senza aureola. Ha sempre lunghi capelli divisi nel mezzo e barba folta e scura, ha una veste rossa «che indicherei come sanguinolenta – nota Lovato – e rossa è la borsa dei soldi che tiene con la mano destra, ma giallo è il manto giudaico. Ha un grosso naso e la fronte corrucciata, d’altronde reagisce all’oscena linguaccia del Maligno che lo trattiene con la mano destra appoggiata alla spalla». Secondo Lovato l’opera, vista la centralità nel borgo di Bettona, assieme alla Pinacoteca, alle vicine chiese della Piazza, e agli affreschi del ‘300 di Sant’Andrea, «creerà, una volta restaurata, un aperto Museo diffuso, unico nel suo genere in Umbria e sarà una soddisfazione per i concittadini e per gli ospiti godere e vedere un grande e nobile affresco della fine del ‘500 con una unica e rara storia di due Giuda».