Sindacati sul piede di guerra dopo i rumors trapelati nelle ultime ore sui potenziali 9000 esuberi che Unicredit avrebbe messo in cantiere nel nuovo piano industriale 2020-2023 che sarà presentato a dicembre. Le principali sigle fra cui Fabi, First Cisl, Uilca e Unisin non si sono fatti trovare impreparati e hanno replicato duramente, anche con toni da saloon alle indiscrezioni che Unicredit non commenta. Lando Sileoni, l’orvietano di adozione alla guida del sindacato Fabi, si dice pronto alle barricate. Stando alle indiscrezioni, rilanciate da alcune agenzie di stampa internazionali, gli esuberi potrebbero arrivare a quota 10 mila ed essere concentrati in Italia, dove sarebbero gestiti tramite uscite volontarie. Non ci sarebbero cioè licenziamenti. La banca guidata da Jean Pierre Mustier punterebbe a ridurre fino al 10% i costi operativi. Sotto la lente l’Italia ma anche altri paesi: solo in Europa l’istituto di Piazza Gae Aulenti conta 88 tra banche e uffici di rappresentanza. Dura comunque la reazione dei sindacati: “Se queste indiscrezioni fossero confermate stavolta si fa a cazzotti e se serve useremo altro”, ha detto Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato più rappresentativo della categoria.

Il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, prevede una “battaglia durissima”, spiegando che “è un dramma perché non si che tipo di banca sarà”. Lo stesso sindacato ipotizza tra il 2020 e il 2024 un numero di esuberi tra 9.000 e 12.000 unità grazie a Quota 100 e Fondo Esuberi, “ma solo se queste misure venissero rifinanziate”. “Ci riserviamo di intraprendere tutte le azioni necessarie”, avverte il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani. Per il segretario generale di Unisin Confsal, Emilio Contrasto, le banche devono imparare “a fare profitti attraverso lo sviluppo delle attività e il supporto a imprese, famiglie e territori” e non “mandare a casa coloro che invece quotidianamente si impegnano”.

Al primo trimestre lo staff di Unicredit ammontava a 86.232 dipendenti (al dicembre 2018 35mila in Italia) con 4.559 sportelli (1.663 nel Centro Est Europa, il resto tra Italia, Germania e Austria). Unicredit nelle scorse settimane è uscita da Fineco, con un duplice collocamento di successo che ha fruttato 2 miliardi. Cifra che – insieme alla cessione di asset immobiliari e a un ulteriore dimagrimento degli npl – dovrebbe garantire, nelle intenzioni della banca, di centrare l’obiettivo di raggiungere la parte alta del buffer di 200-250 punti base del Cet1 ratio sui requisiti patrimoniali entro fine 2019.

Mustier di recente nell’indicare che il nuovo piano sarà basato sulla crescita organica, ha parlato anche dell’efficienza come leva fondamentale in un contesto di debole crescita economica e di tassi negativi che si attendono per i prossimi anni in Europa. Secondo il manager infatti non è credibile una strategia basata sulla crescita dei ricavi.