Rifarsi una verginità politica, dipingendo se stesso come una sorta di corpo estraneo rispetto al sistema di potere umbro. L’aspirante sindaco cerca di far dimenticare un paio di decenni della sua storia politica e forse la toppa è peggio del buco, però compie un gesto nobile: chiede scusa per ciò che sta emergendo dall’inchiesta sulla sanità.

La clamorosa inchiesta sulla sanitopoli umbra che ha portato all’arresto del segretario del Pd Bocci, dell’assessore regionale Barberini e ad indagare la governatrice Marini rischia di travolgere anche la candidatura di Giuseppe Germani, indietro nei sondaggi rispetto a Roberta Tardani ed ora alle prese anche con un Franco Raimondo Barbabella su cui convergerà una parte del Pd, sempre più insidioso e in ascesa. Nelle stesse ore in cui si accavallano voci di defezioni da parte di probabili candidati nelle liste elettorali del sindaco uscente, Germani cerca di metterci una pezza, con un comunicato nel quale prende le distanze dal suo mondo politico e dai suoi referenti nel Pd regionale. L’operazione mediatica è ardua, ma il momento è difficilissimo e Germani prova a convincere gli elettori che lui è un’entità distante dal Pd regionale, addirittura un eretico. Smentire la propria storia politica e riscriverne un’altra sulla sabbia, ad un mese e mezzo dal voto locale, è la spericolata strada scelta dall’aspirante sindaco che, non più tardi della settimana scorsa, ha alla fine ricevuto il via libera alla sua candidatura dallo stesso Bocci il quale, per evitare ulteriori problemi, ha anche commissariato il Pd orvietano. Se l’operazione tentata da Germani avrà successo lo decreteranno gli elettori. Sicuramente il sindaco uscente compie un’azione lodevole come quella di chiedere scusa per quanto sta emergendo dall’inchiesta sulla sanità umbra. Di seguito il suo comunicato.

“Le notizie di questi giorni che raccontano fatti presunti di mala gestione in tema sanitario in Umbria, hanno colpito me come tutti. Ho letto l’ordinanza e quello che emerge dalle intercettazioni riferisce di atti di una particolare gravità qualora confermati dai procedimenti giudiziari in atto. Come amministratore pubblico non posso che auspicare un percorso rapido della giustizia, che possa al più presto fare chiarezza sugli illeciti presunti ed eventuali responsabilità.

Detto ciò non posso che condannare lo sciacallaggio politico e personale messo in atto da chi emette sentenze preventive o chi ricostruisce ad arte fatti, percorsi e rapporti strumentali alle battaglie elettorali tra e dentro le forze politiche. E’ inaccettabile il falso moralismo di chi deve ancora spiegare la scomparsa di 49 milioni di euro e si rifugia dietro l’immunità parlamentare per evitare processi, come di chi è al malgoverno della Capitale. E’ inaccettabile l’attacco personale sulla sudditanza presunta del sottoscritto verso le Istituzioni e la classe politica regionali ribaltando e mistificando la realtà. C’è la storia e ci sono i fatti di un quinquennio a dimostrarlo.

C’è la storia della mia autocandidatura di 5 anni fa e la vittoria alle primarie contro le indicazioni del partito locale e regionale, una parte del PD restata all’opposizione della Giunta per l’intera legislatura ed oggi in fuga verso altri lidi. Ci sono i fatti di ciò che abbiamo ottenuto dalla Regione, come la priorità dei finanziamenti alla nostra Area Interna, ma anche la fermezza quando non anche lo scontro in tema ambientale e sanitario.

E che dire della mia autocandidatura dei giorni scorsi dopo oltre un mese di sondaggi e ricerche vane di altre figure improbabili a cui, correttamente, avevo comunque dato la mia disponibilità. E’ proprio questo mio essere fuori dagli schemi che mi consente oggi di scendere nuovamente in campo a testa alta, con il sostegno della base del partito e, alla fine, sostenuto anche dal partito regionale.

Ma questi ultimi fatti mi dicono che dobbiamo continuare ad agire così, insieme, tutto il centrosinistra e le liste civiche che mi sosterranno, perché da Orvieto può nascere un modo diverso di fare e intendere la politica. Che recuperi le buone pratiche del passato e le unisca alle nuove necessità di rappresentanza del territorio. Per il resto rivendichiamo autonomia. Autonomia da quel modo di fare politica che non è il mio e non deve essere il nostro. Autonomia da chi pensa che le clientele siano il modo della politica.

Per me, per noi, non è così. E sfido chiunque a dire il contrario. Trasparenza, perché è l’unico modo per recuperare il rapporto con le cittadine e i cittadini. Ascolto, perché troppe volte ci si rinchiude nei palazzi e si pensa di essere possessori delle verità e delle buone idee, che invece possono venire anche dall’esterno. Apertura, nella logica di quella piazza grande che, a Orvieto, è ancora più grande della stessa città, perché la nostra città è un bene dell’umanità. E umiltà. Umiltà, che mi fa chiedere scusa a quelle cittadine e a quei cittadini per delle responsabilità che comunque afferiscono a individui che fanno parte del partito in cui milito. Un partito che dovrà trovare il coraggio per operare un taglio netto con quei protagonisti di quella squallida vicenda nel momento che fossero giudicati colpevoli.

E da militante do fiducia a Walter Verini. Lui da commissario del PD umbro e Zingaretti da segretario nazionale hanno un duro compito da svolgere, insieme a tutti noi. Quello di ricostruire un partito e una coalizione che faccia il bene del Paese. Noi, a Orvieto, abbiamo già cominciato a farlo da un po’ di tempo”.