“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Cesare Pavese nel suo “la luna e è falò” ha espresso l’eterna fascinazione che tutti, o quasi, avvertiamo per le nostre origini. Radici da cui distaccarsi magari momentaneamente, ma per poi riscoprirle in un’altra fase della vita. Il legame con un territorio che non è solo luogo fisico, ma un fondamentale elemento di identità è il perno intorno al quale ruota questo numero di Next, la nuova free press distribuita in seimila copie tra l’Orvietano ed il Viterbese.

Vi raccontiamo del cordone ombelicale che unisce al suo paese Isabella Tedeschini, una giovane avvocatessa la quale ha deciso di impegnarsi nella vita pubblica per difendere e far vivere un piccolo borgo minacciato dallo spopolamento. Rispetto per la propria terra è anche quello che sta muovendo da anni un gruppo di cittadini, preoccupati per gli impatti negativi che la grande discarica di Orvieto potrebbe produrre sull’ambiente e la salute. Anche la storia di Anna Franceschi, la straordinaria artigiana che coltiva l’antichissima pratica del mosaico, ci parla della riscoperta di un’espressione artistica che nasce nel mondo classico e che lei fa rivivere con rara perizia e grazia. Come definire se non un gesto d’amore anche il tributo che, ormai da 53 anni, i contradaioli del terziere Casalino di Città della Pieve tributano a san Luigi Gonzaga, con una spettacolare infiorata? O il moto di orgoglio con il quale il talento emergente della musica Martina Maggi si è presentata in televisione parlando della sua città? Le persone che rispettano e difendono la loro terra ci piacciono, lo ammettiamo. Non si possono, del resto, amare gli altri se prima non si conosce e non si ama sè stessi e, in assenza di questo basilare principio, anche il cosmopolitismo rischia di ridursi a semplice turismo.