Per quale motivo la piattaforma Rousseau non ha accettato la candidatura a sindaco di Orvieto di Lucia Vergaglia? L’interrogativo se lo pongono in maniera pensosa diverse persone, arrivando addirittura  a considerare un vulnus per la democrazia l’assenza dei grillini dalla competizione elettorale. Le dietrologie la fanno da padrone e una delle fantasie più in voga è quella di un’operazione finalizzata a non disturbare, neanche a livello territoriale, le manovre dell’alleato nazionale leghista.

La realtà politica di quello che è successo è molto più leggibile ed evidente.  A Lucia Vergaglia vengono fatti pagare i gravi errori politici commessi in questi anni oltre al fatto di non essere considerata competitiva, avendo già perso le elezioni comunali nel 2014. Sotto questo aspetto, c’è sicuramente un’ evidente linea di continuità con quello che è accaduto a Cristina Rosetti, la cui lista non è stata convalidata. Anche alla Rosetti che non è certamente la consigliera comunale meno capace di Perugia,  è stata riservata la stessa sorte. Trattata con indifferenza ed anzi ignorata da quella entità tecnologica a cui in molti attribuiscono ancora una dimensione semi trascendente che è la piattaforma ispirata al grande filosofo dei Lumi, la combattiva Rosetti è stata esclusa dal voto senza nessuna spiegazione. 

Il secondo e più importante motivo è però legato alla subalternità che Vergaglia ha dimostrato nei confronti del Pd, fin dal primo atto del Consiglio comunale quando votò incredibilmente a favore delle linee programmatiche del sindaco Germani. In quanti altri Consigli comunali italiani si era mai visto un portavoce del Movimento che sostiene a priori un sindaco piddino? E’ stata quella la prima mossa, sbagliata, che ha acceso il riflettore su Orvieto da  parte della dirigenza umbra del Movimento, soprattutto quella ternana che, dello scontro durissimo e senza sconti contro la Giunta del sindaco Di Girolamo, aveva fatto il suo marchio distintivo.

La Vergaglia ha poi proseguito sulla stessa linea, votando a favore di un paio di bilanci preventivi della Giunta comunale ed omettendo la propria firma alla mozione di sfiducia contro il sindaco, presentata dagli altri gruppi di opposizione sulla questione della discarica a maggio dello scorso anno, quando anche una parte del Pd era pronta a liberarsi di Germani.  Ciò non significa che Vergaglia non abbia fatto un buon lavoro politico, anzi.  Alcune sue proposte hanno saputo conquistare consensi trasversali come, ad esempio, quella per portare nella ex Piave il tribunale europeo dei brevetti. Con la maggioranza di sinistra ha però dato l’impressione di avere una sorta di complesso d’inferiorità e la costante aspirazione ad essere considerata un interlocutore affidabile. Ovviamente il Pd ha usato il suo apporto quando era necessario e poi l’ha trattata come una ruota di scorta inutile quando non serviva più,  non prendendo in considerazione le sue proposte nemmeno quando chiedeva di installare in città le rastrelliere per le biciclette.  A questo quadro si deve anche aggiungere il fatto che il Movimento è rimasto in questi anni una sorta di circolo iniziatico chiuso, senza apporti esterni e senza prospettive di crescita.

Il mistero grillino insomma non esiste; esiste solo la bocciatura politica che i vertici nazionali del Movimento hanno riservato ad una linea giudicata inadatta.  Altra cosa è il vulnus alla democrazia. Se il modello della democrazia del Movimento Cinque Stelle è quello della piattaforma Rousseau in cui gli attivisti politici vengono fatti fuori dopo anni di lavoro senza nemmeno una spiegazione , non possiamo farci niente. Direi che sono piuttosto affari loro. Se proprio vogliamo trovare una questione democratica dobbiamo volgere lo sguardo ai tanti Comuni del territorio in cui si presenterà una sola lista elettorale. A Castelviscardo, Montecchio, Allerona, Baschi gli elettori non potranno scegliere tra candidati sindaci alternativi perché ce ne sarà uno solo e sarà quello targato Pd.  Si attendono paladini della democrazia.