Azioni svalutate della Banca Popolare di Bari e collocate attraverso gli sportelli della Cassa di risparmio di Orvieto, la denuncia penale si sposta su Perugia. Il collocamento delle azioni  ha interessato centinaia di risparmiatori per un controvalore stimato in circa  ottanta milioni di euro, ma il procedimento penale sollecitato dall’avvocato Florido Fratini che ha presentato esposti contro anonimi per il reato di truffa aggravata alla magistratura ternana, sembra essersi arenato. Ora l’avvocato sta  valutando di chiedere uno spostamento al tribunale di Perugia.  “Noi sappiamo soltanto che la prima denuncia è del luglio 2016 e che sono passati quasi tre anni, da allora. Il termine massimo per la chiusura delle indagini è di due anni, proroghe comprese-spiega Fratini- A questo punto, sto valutando questa eventualità. Il problema è che il reato di truffa aggravata si prescrive in sette anni e mezzo e, se dopo tre anni ci troviamo ancora in fase di indagini preliminari e non sappiamo neanche se ci sarà qualche rinvio a giudizio, dal momento che i fatti da dimostrare risalirebbero alla fine del 2014, la questione si fa scurissima per i risparmiatori, almeno sotto il profilo penale”.

Fratini intende ricorrere all’istituto della “avocazione” che comporta la possibilità di rivolgersi al Procuratore generale della Corte d’Appello nel caso in cui il pubblico ministero che detiene il fascicolo non eserciti l’azione penale o non richieda l’archiviazione entro il termine massimo previsto dalla legge. Tempi lunghi si prevedono anche sul fronte civile con decine di risparmiatori dell’orvietano, del viterbese, del ternano e di Roma che hanno avviato cause nei confronti della Cassa di risparmio per chiedere derivati dalla svalutazione delle azioni da loro acquistate. Le cause civili intentate finora hanno un valore di circa due milioni euro. L’emissione delle azioni e la loro vendita da parte della Cro sono al momento al vaglio di uno studio di consulenza a cui si è rivolta la fondazione Cassa di risparmio, socio di minoranza della Cassa accanto alla Popolare di Bari. “ Quello collocamento è stato un’operazione in cui la Cassa non ha guadagnato nulla, ma nella quale ha riportato un grande danno di reputazione” è stato il giudizio lapidario del presidente della fondazione Cro, Gioacchino Messina.