L’aspirante nuovo sindaco di Orvieto rivendica un successo che non solo non gli appartiene, ma che ha anche ostacolato. Ecco i fatti

 

“Dopo il successo ottenuto con il risanamento del deficit, la mia amministrazione ottiene un altro eccellente risultato con la vittoria legale in primo grado contro Bnl”. Parola di Giuseppe Germani, sindaco uscente ed aspirante nuovo sindaco, pronunciata il 30 marzo. Una frase fuorviante per non dire ambigua, per non dire mistificante. La frase giusta sarebbe stata: “Dopo il successo ottenuto con il risanamento del deficit, sotto la mia amministrazione è arrivato un altro eccellente risultato con la vittoria contro la Bnl di cui io non ho meriti, anzi demeriti, ma per il quale dobbiamo ringraziare chi c’era prima al nostro posto”. Ora tralasciando la valutazione sul fatto che l’abbattimento del deficit in tempi anticipati rispetto al previsto sia da considerare un “successo” e non la più grave manovra recessiva mai effettuata negli ultimi anni ai danni dell’economia reale, usando (male) la leva della finanza comunale, ma la questione degli swap deve essere raccontata correttamente.

Soprattutto non può essere accettato il tentativo francamente mistificatorio di parte della sinistra locale che prima ha sottoscritto questi disgraziati contratti, poi ha remato contro la Giunta Concina quando Maurizio Romiti ha cominciato a disinnescarli e che ora prova addirittura a intestarsi il merito della positiva soluzione a cui si è finalmente giunti dopo tanti patimenti e tanti milioni di soldi pubblici buttati dalla finestra. La campagna elettorale va bene, il confronto di idee va bene, ma quando si vuol far credere che Orvieto è bagnata dal mar Adriatico non va più bene. Gli swap con la Royal bank of Scotland e la Bnl vennero sottoscritti rispettivamente dalle Giunte Mocio e Cimicchi; della seconda faceva parte anche Germani. Come ha ben ricostruito Massimo Gnagnarini nel suo libro “La bolla”, i contribuenti orvietani hanno perso da questa operazione ben 10 milioni di euro che sono andati alle due banche, ipotecando per anni lo stato di salute del bilancio comunale. Lo stesso Gnagnarini nel libro si chiede, senza dare una risposta, chi abbia fatto da tramite tra i politici orvietani e le banche. Forse il top manager ai vertici anche di Rothschild Italia che cercò in ogni modo anche di convincere il sindaco Mocio a dare in locazione la caserma Piave per 99 anni e che ha giocato un ruolo sotterraneo in molte vicende importanti senza che nessuno ne abbia mai scritto (ancora) una riga? Chissà.

Sta di fatto che quei derivati furono un bagno di sangue, essendo una sorta di semi truffa legalizzata. Veniamo al nostro simpatico sindaco. Il 17 giugno del 2011, il Consiglio comunale, sotto il sindaco Concina, discute sull’avvio delle procedure legali contro Bnl. Il gruppo del Pd, guidato da Germani è contrario. Tutti i consiglieri comunali piddini escono dall’aula. Nell’ottobre del 2011, il Consiglio comunale discute dell’accordo transattivo con la Rbs che consentiva al Comune di chiudere defintivamente la partita con un esborso da un milione e mezzo di euro. I sei consiglieri comunali di sinistra votano contro. Germani, contrario all’accordo, non partecipa al voto perchè all’epoca era inquisito dalla Corte dei Conti per aver sottoscritto, insieme alla vecchia maggioranza di sinistra, proprio i contratti derivati con Bnl. La sintesi della vicenda swap è chiarissima. La sinistra ha causato alla collettività un danno enorme che poteva essere ancora maggiore, Toni Concina e Maurizio Romiti hanno salvato la situazione. Preso dall’entusiasmo, a Germani è scappata un pò la frizione nel commentare. Può capitare, l’importante è correggere il tiro e non trasformare la svista in un metodo.