Si chiama Laputa e parla di una città sospesa nel cielo il capolavoro di Hayao Miyazaki

Le più grandi operazioni di marketing sono a volte dei fenomeni spontanei e involontari che devono tuttavia essere studiati e analizzati per poter essere riprodotti. Dietro all’esplosione di Civita come perla del turismo e del grande appeal che riscuote in Asia c’è, ad esempio, un cartone animato realizzato da Hayao Miyazaki, conosciuto in Giappone come il dio dell’animazione. Considerato il più importante regista vivente di cartoni animati, o anime come si dice mutuando l’espressione giapponese,  Miyazaki ha realizzato nel 1986 il film di animazione “Laputa-Castello nel cielo”, ritenuto uno dei massimi capolavori del genere. Il regista si ispirò al tema dell’isola volante del libro i Viaggi di Gulliver e alla città di Civita di Bagnoregio come avrebbe dichiarato nel corso di una intervista televisiva, citando anche alcuni villaggi che aveva visitato in Galles. Secondo altri invece la città sospesa nel vuoto sarebbe Calcata.

In entrambi i borghi della Tuscia, Hayao Miyazaki ha effettuato una visita nel 1990 dopo averne ammirato e riprodotto le immagini. Il sito specializzato anonimacinefili.it ricostrusice così la trama del cartone animato:”L’orfano Pazu è un operaio di miniera che sogna di riabilitare il nome del padre, sbeffeggiato e deriso in vita perché credeva nella leggenda di Laputa. Vede scendere dal cielo “la fragile” Sheeta, una misteriosa ragazza con al collo una strana pietra luminescente che poi si scoprirà essere una gravipietra – materia rocciosa dotata di poteri sovrannaturali. Pazu subito si rende conto che di fragile, la ragazza, ha ben poco. Sheeta è inseguita da un misterioso gruppo di militari guidati dall’infimo Capitano Muska e da una bislacca compagnia di pirati dell’aria che si rivelerà un prezioso alleato dei due ragazzi. Dopo una serie di divertenti ed allo stesso tempo drammatiche peripezie, in pieno stile Miyazaki, i personaggi riescono a trovare la misteriosa isola volante. In una scena chiave, Sheeta capisce che la desolata e desolante Laputa è la tomba, metaforica, dell’umanità: per quanto profonda sia la sua scienza, per quanto avanzata la sua tecnologia, i suoi abitanti hanno dimenticato il contatto con la terra ed il sapere è divenuto sterminio e morte”. Lo straordinario e ininterrotto successo di “Laputa” in tutti i paesi asiatici ha dato una spinta formidabile al turismo di Civita con gli occhi a mandorla. Nel 2018 i turisti cinesi sono stati oltre 35 mila a cui si sono aggiunti oltre 20 mila giapponesi, per un totale di oltre 70 mila persone, inserendo nel conto anche cittadini di Taiwan e della Corea del sud.