Un sistema economico incentrato sulle pensioni. I dati del ministero delle Finanze relativi alle dichiarazioni Irpef  rielaborati da Ires Cgil, assegnano ad Orvieto la palma del territorio umbro maggiormente dipendente dai redditi da pensione. Una situazione sicuramente non sorprendente se letta alla luce dell’andamento demografico dell’Orvietano che le statistiche nazionali classificano ormai da anni come la zona con il maggior tasso di invecchiamento della popolazione d’Italia, appena dietro alcune aree della Liguria. La quota degli over 65, cioè coloro che vengono considerati statisticamente anziani, ad Orvieto ha infatti superato la percentuale del 28 per cento della popolazione totale.  In Umbria, mediamente, i redditi da pensione incidono per il 40 % del totale. Il quaranta per cento degli umbri vede cioè nella pensione la propria fonte esclusiva di reddito. Le stime escludono ovviamente tutte le situazioni di lavoro nero che pure esistono e che il sindacato valuta nell’ordine di oltre il 15% rispetto a tutte le dichiarazione dei redditi presentate dai contribuenti.

Considerando che la media nazionale di chi vive di pensione è del 36 % e che quella umbra è del 40%, nel Comune di Orvieto si raggiunge la vetta del 43% che è la più alta tra le città più grandi e tra quelle medie dell’Umbria. Perugia supera di poco il 38 % e Terni è al 41% mentre Foligno ed Assisi stanno sotto al 40 %. Ad ulteriore dimostrazione di come l’invecchiamento della popolazione sia un tema che non riguarda solo Orvieto, ma quasi tutto il suo territorio, ci sono anche le percentuali di altri due paesi come Montegabbione e Parrano in cui i redditi da pensione arrivano, rispettivamente, a quota 54,5 e 53,6 per cento.  Il progressivo invecchiamento rappresenta l’emergenza più significativa per l’Orvietano ormai da anni mentre si continuano ad invocare scelte strategiche in grado di invertire la rotta che però stentano a materializzarsi. Guardando all’intera regione, ci sono  gli estremi della piccola Poggiodomo in Valnerina dove si supera il 66% mentre, sul fronte opposto, si segnalano invece Corciano e Giano dell’Umbria, attestati sui valori del 33 e del 35 %.