Gli orvietani confermano ancora una volta la propria attitudine ad essere delle operose formichine. La ricchezza accumulata nei propri conti correnti è di nuovo a livelli record, ma tanta disponibilità non si traduce nella creazione di opportunità e posti di lavoro perché i soldi non vengono reimmessi nel circuito economico. L’analisi Antonio Rossetti, dirigente di Banca Italia e vice presidente del Centro studi fotografa una situazione di fortissima attitudine al risparmio.

A partire dal 2017 c’è stata un’impennata enorme dei depositi bancari nei quattordici sportelli bancari attivi nel territorio comunale . La quantità di denaro che gli orvietani tengono in banca è  pari a 622 milioni di  euro. In una manciata di mesi, i depositi medi per abitante sono schizzati da 19 mila e 600 euro a ben 30 mila e 700 euro pro capite, con un incremento del 56 %. Complessivamente si è trattato di 220 mila euro in un anno che sono andati ad ingrossare i conti correnti. Una percentuale molto superiore alla media provinciale e regionale.   Rossetti  definisce “difficilmente spiegabile” questo dato economico, da mettere comunque in relazione “ai provvedimenti sul bail- in che hanno comportato uno spostamento di ricchezza a favore dei depositi e a svantaggio delle obbligazioni bancarie”. I risparmiatori orvietani avrebbero dunque spostato questa massa di denaro sui depositi per correre meno rischi, ma ad essere molto interessante è anche il tipo di utilizzo che le banche fanno di questa liquidità. I soldi infatti non vanno a finire nell’economia locale attraverso gli investimenti, perchè i prestiti effettuati dalle banche sono molto inferiori ai depositi.  “La crescita dei prestiti bancari-spiega Rossetti- è molto più contenuta. Tutto ciò denota una incapacità strutturale del sistema orvietano di utilizzare i mezzi finanziari per sostenere l’accumulazione del capitale”. La grande quantità di risparmio accumulato non si trasforma insomma in nuova ricchezza, ma costituisce una riserva finanziaria che le banche impiegano diversamente e altrove, magari per erogare prestiti in zone diverse dall’Orvietano dove c’è una maggiore propensione agli investimenti o ci sono condizioni migliori per investire.