Due libri di Monia Montechiarini e Sandro Bassetti offrono lo spunto per comprendere meglio il fenomeno storico della stregoneria e della persecuzione contro le donne. Ad Orvieto a giugno si parla di stregoneria e lo si fa grazie a due libri molto interessanti di Monia Montechiarini (“Stregoneria crimine femminile” edizioni Penne e Papiri) e di Sandro Bassetti (“Streghe e stregoneria nell’Orvietano dal Medioevo ai giorni nostri” Intermedia Edizioni).

Monia Montechiarini è una professionista che opera nel campo dei fondi europei e dei bandi destinati ad eventi culturali, in particolare alle rievocazioni storiche oltre che una ricercatrice ed una scrittrice. L’autrice presenterà il suo libro venerdì 14 giugno alle 18 nell’atrio del palazzo dei Sette, nel contesto degli eventi culturali organizzati per i Ludi alla Fortezza. L’evento dedicato alle rievocazioni medievali, prende il via il giorno precedente, giovedì, con il banchetto in programma alle 20 nel giardino del chiostro di san Giovanni. Nel libro di Montechiarini  vengono illustrate le origini della stregoneria, fenomeno che ha reso pericolosa la donna quando, superato il culto delle divinità notturne e le abilità della conoscenza popolare, con l’arrivo del patto col demonio essa giunge a rinnegare il battesimo, causare la sterilità, eludere i giudici con astuzia. È un’indagine storica sui verbali di processi, realmente avvenuti tra medioevo ed età moderna, contro donne accusate di stregoneria ed eresia. Sul processo principale, celebrato nel 1588 vicino Viterbo ai danni di Prudentia, sospettata di essere una strega che succhia il sangue dei bambini, si innestano altri casi giudiziari d’Europa. Ciò consente di ipotizzare soluzioni per i delitti rimasti irrisolti, confrontandoli e superando i luoghi comuni di roghi immediati. Il testo vuole ridare voce alle donne del passato, la cui reputazione fu messa in discussione da vicini di casa e amici, che addebitarono loro epidemie e morti premature. Guardate con sospetto per l’abilità di ostetriche e di curatrici o perché forestiere senza figli, le streghe furono le colpevoli eccellenti di un’epoca di transizione in cui la donna aveva perso la sua sacralità.

La settimana prossima sarà in libreria anche il testo di Sandro Bassetti, dedicato alla persecuzione delle streghe nell’Orvietano.

Il nuovo libro dello storico e ricercatore Sandro Bassetti ci guida per mano alla scoperta di un mondo che spesso sconfina nella leggenda e che, al contrario, possiamo conoscere da vicino grazie ad una rigorosa documentazione di archivio. “Streghe e stregoneria nell’Orvietano è un testo di grande interesse per capire come il fenomeno si diffuse in questo territorio tra Medioevo e Rinascimento, condannando molte donna ad atroce sevizie e, a volte, alla morte. “La Stregoneria è realmente esistita come adorazione della natura e al contempo come rivolta notturna e segreta delle classi inferiori contro i poteri civili e religiosi istituiti, secondo l’interpretazione che ne fornisce un grande studioso quale Jules Michelet-spiega Sandro Bassetti- l’egittologa britannica Margaret Murray sostiene che l’antica religione dell’Europa occidentale è un culto della fertilità tributato a una divinità cornuta e tramandato da una popolazione autoctona formata da individui di piccola statura, la cui esistenza è rivelata dalle leggende e dai racconti di fate e di gnomi.

I Sabba non sarebbero stati altro che le riunioni delle congreghe di adepti tenute in precisi giorni dell’anno. Secondo la Murray, le conseguenze dell’incontro fra l’antica religione e il Cristianesimo portano a ciò che ancora oggi s’intende correntemente per “Stregoneria”, e che si rappresentano quasi esclusivamente attraverso la caccia alle streghe del 1500 e del 1600”. In Orvieto l’“arte della stregoneria” dopo il XIII secolo, non è esercitata nella città, ma nei casolari, oltre i confini della città di Orvieto: numerosi sono coloro che vi fanno ricorso, come figura dai processi, provenienti da Orvieto, Prodo, Bagnoregio. Tra le molte streghe, quelle più rinomate e richieste esercitano in luoghi abbastanza distanti dalla città. Sono ricordate due sole streghe che operano dentro la città di Orvieto: nel 1290, tale Mactea della Ripa dell’Olmo, pericolosissima strega a piede libero, accusata di fatture, malie e malefici vari; nel 1384 Donna Mita, accusata ancora degli stessi delitti di Mactea ma salvatasi dall’arresto con la fuga. La pena del fuoco è applicata contro la Strega dopo essere stata, per l’esame, sottoposta alla tortura “occasione facturorum, maliarum et maleficiorum”. La Strega Mactea riceve i suoi “clienti” in via Ripa dell’Olmo, oggi verosimilmente al numero civico 6 di via Ripa dell’Olmo 2, tra piazza Guerrieri Gonzaga e via Pecorelli, nel quartiere di Santa Pace, divenuto in seguito quartiere dell’Olmo.