La Chiesa riconosce le grandi virtù cristiane dell’ex ufficiale della Repubblica Sociale che salvò dalla fucilazione 200 partigiani, arruolandoli per finta

Il primo fascista  ad essere beatificato ha i tratti biografici di un uomo straordinario. Gianfranco Maria Chiti è l’ex ufficiale dei Granatieri che, sotto le insegne della Repubblica sociale di Mussolini, salvò dalla fucilazione nel 1944 circa 200 partigiani e numerosi ebrei dalla deportazione. Adesso il vescovo Benedetto Tuzia si accinge ad annunciare ufficialmente la chiusura del processo diocesano che si concluderà con la beatificazione di padre Chiti, nominandolo Servo di Dio. La beatificazione avverrà con la celebrazione di una messa solenne in Duomo officiata dal vescovo il 30 marzo. “Sarà un evento storico a cui prenderanno parte i Granatieri provenienti da ogni parte d’Italia” annuncia la Curia. Gianfranco Chiti aveva combattuto sui fronti croato, greco e russo, ma il suo desiderio maggior divenne ad un certo punto quello di abbracciare la fede. Ci riuscì a 58 anni quando si congedò dall’Esercito con i gradi di generale e divenne frate cappuccino. Ad Orvieto restaurò il decadente convento di san Crispino dove visse per diversi anni fino alla sua scomparsa del 2004. Stimato e guardato con grande rispetto per il suo carisma, padre Chiti ha raccolto in vita l’affetto di moltissime persone, sia tra coloro che lo avevano conosciuto nella sua prima vita sotto le stellette che tra chi lo aveva frequentato da uomo di Chiesa. Nel processo di beatificazione che si è aperto oltre tre anni fa, ha assunto un rilievo notevole anche il salvataggio dei 200 partigiani che Chiti era riuscito a portare a compimento attraverso l’escamotage di far risultare un reparto militare in realtà inesistente tra le cui fila vennero fittiziamente arruolati i partigiani i quali ebbero in questo modo salva la vita. E’ questa la prima volta che la Chiesa attribuisce un riconoscimento spirituale tanto significativo ad un ex combattente della Repubblica di Salò.