L’ex sindaco Massimo Buconi racconta l’incredibile equivoco da cui prese le mosse una delle più potenti azioni di marketing turistico degli anni 90.

E’ stata una delle più grandi operazioni di marketing a livello internazionale degli anni Novanta, capace di cambiare l’immagine e l’economia di una città, eppure tutto è nato da un equivoco. “Todi città più vivibile del mondo”oltre a diventare un brand internazionale, è stato una sorta di mito moderno che tutti pensano essere scaturito dalla mente di chissà quale geniale guru della comunicazione. Niente di più sbagliato. Tutto è in realtà nato da una traduzione approssimativa dall’inglese che ha innescato il più portentoso fenomeno di promozione turistica e territoriale di cui abbia beneficiato una città italiana negli ultimi decenni. A distanza di 28 anni da quel clamoroso boom, a raccontare con aria sorniona e compiaciuta il vero dietro le quinte di tutta la vicenda è il sindaco dell’epoca Massimo Buconi, tra coloro che cavalcarono intelligentemente la tigre, facendo la fortuna di Todi.

 

Ormai è arrivato il momento di spiegare come è andata davvero questa storia, che ne dice?

Era il 1991 e a Todi c’era una équipe di studenti dell’università del Kentucky che stava girando il mondo per analizzare le città più sostenibili. L’obiettivo era quello di fornire indicazioni agli urbanisti e agli architetti del futuro. Li guidava il professor Richard Levine dell’università di Lexington. In occasione di un convegno organizzato dal Confagricoltura in cui si doveva parlare anche di questo studio su Todi, l’addetto stampa dell’associazione Alessandro Panini Finotti aveva preparato una cartella stampa per i giornalisti che era una sintesi del lavoro di Levine, nel frattempo tornato in America. Finotti tradusse il termine “sustainable city” con l’espressione “città ideale”. Un giornale nazionale mise la notizia in prima pagina. Apriti cielo. Fummo presi d’assalto per mesi da giornali e televisioni di tutto il mondo; da allora cambiò tutto per circa un decennio.

Cosa diceva lo studio?

Era un’ analisi sullo stile di vita armonioso di Todi. Si metteva in evidenza l’equilibrio tra nucleo urbano e frazioni, la quasi perfetta suddivisione degli occupati tra industria, agricoltura e terziario, il buon clima ed altro. Insomma ne usciva il ritratto di un posto molto sostenibile. L’immagine che si diffuse a livello mondiale fu però quella del luogo migliore sulla terra in cui vivere . Qualche settimana dopo uscì un servizio sull’inserto dei viaggi del New York Times, arrivò la Bbb, le televisioni giapponesi, gli inviati di decine di giornali. Intanto il professore era andato nel Kentucky e nessuno gli chiese ulteriori dettagli.  Era nato il mito internazionale di Todi. Da sindaco, cercai di gestire al meglio quella manna piovuta dal cielo con l’aiuto di Carlo Rossi del consorzio Agritop che ci aiutò a curare l’ospitalità da riservare a tanti ospiti illustri.

Con quali conseguenze?

Nel giro di poco tempo, Todi divenne il luogo scelto da tantissimi vip per le seconde case. Da Roberto Gervaso a Pupi Avati e tanti altri attori e scrittori insieme ad una vivace comunità di intellettuali ed artisti inglesi. Questa formidabile spinta, unita al Todi Festival che era iniziato nel 1986, proiettò la città su un palcoscenico internazionale

Quali furono le ricadute in termini pratici?

L’edilizia ebbe un impulso mai visto. Venne ristrutturato tutto il patrimonio immobiliare. Il prezzo di una casa da ristrutturare al centro passò da un valore di 700 mila lire a quattro milioni e mezzo di lire al metro quadrato. Ci fu un’esplosione di agriturismo e di riqualificazione degli alberghi. La crisi dei primi anni 2000 Todi la riuscì ad ammortizzare anche grazie all’onda lunga di quella operazione di straordinaria portata. Si creò una grande ricchezza diffusa. L’entusiasmo e l’effervescenza di quegli anni ormai sono un ricordo. Ogni tanto ripenso a quel periodo e mi chiedo quanto sarebbe costato fare un’operazione del genere se l’avessimo studiata a tavolino. Cifre colossali.  E pensare che Todi ne ha beneficiato gratuitamente grazie alla traduzione frettolosa di un aggettivo.