Una delle più antiche sfilate in costume storico che si svolgono in Italia ed una recentissima kermesse rievocativa ambientata nello stesso periodo, il Medioevo, che propone spettacoli, eventi gastronomici e culturali. Due facce della stessa medaglia; peccato che si svolgano a distanza di giorni l’una dall’altra, ignorandosi, in ossequio a quel principio dell’assurdità trasformata in prassi ordinaria che impera troppo spesso ad Orvieto, che trova la sua origine nell’assenza di una visione generale della città e si alimenta di piccinerie e attriti personali. Partiamo da un dato di fatto: il Corteo Storico è in crisi da anni. I motivi sono evidenti. Una sfilata in costume poteva costituire una novità spettacolare negli anni Cinquanta quando venne ideata in quel clima irripetibile di un dopoguerra in cui le piccole comunità sentivano l’esigenza non solo di recuperare l’agognato benessere materiale, ma anche di ricostruire una dimensione di identità collettiva in cui rispecchiarsi, basandola su un passato mitizzato e unificante. Si tratta di un contesto che non esiste più.

Da molti anni il Corteo ha visto rarefarsi il proprio pubblico. Chi lo conosce evita di assistere per l’ennesima volta  ad una rappresentazione che è sempre uguale a se stessa e chi non lo ha mai visto lo trova molto simile a decine di altri eventi analoghi. La formula è superata. Per quanto possiamo amarlo, è evidente che serve altro. Ciò che serve però già esiste. Si tratta dei Ludi alla fortezza, l’insieme di rievocazioni, spettacoli di piazza, mercatini medievali, eventi gastronomici ed incontri culturali che l’associazione Orvieto 1264 organizza con successo ormai da due anni all’interno della fortezza Albornoz. L’idea originaria era quella di far sviluppare tutti questi eventi in continuità con il Corteo Storico, a partire dal pomeriggio della domenica in cui si svolge la processione storica e religiosa, in maniera da creare quella continuità che potrebbe rilanciare il Corteo e favorire la permanenza in città grazie agli eventi successivi. Una logica ineccepibile che si è inceppata subito di fronte ad attriti personali, diffidenze reciproche e tutto quel campionario di infantilismo cronico e individualismi distruttivi che costituisce una delle vere zavorre della città. Mettere insieme le due cose significa rilanciare Orvieto come uno dei luoghi più attrattivi nel campo delle rievocazioni medievali. Una città che vuole crescere deve imparare una buona volta ad unire le forze e a bandire definitivamente le piccole gelosie e gli sterili esercizi di micro potere personale che non possiamo più permetterci.

Guardiamo al festival di Medioevo di Gubbio. In quattro anni si è affermato come uno dei primissimi eventi incentrati sulla divulgazione storica in Italia. Eppure a Gubbio manca ancora un elemento essenziale che è la partecipazione popolare, il coinvolgimento ludico-gastronomico-rievocativo che sia in grado di attrarre un pubblico complementare a quello colto e interessato alla straordinaria offerta culturale che offre il festival. Ad Orvieto avremmo la possibilità di completare l’offerta solamente unendo cose che già esistono, ma che marciano ancora incredibilmente separate. Collegare il Corteo ai Ludi ed arricchirli con un cartellone di eventi culturali tematici significherebbe compiere quel salto di qualità che la stessa associazione Pacini intende perseguire, ma in una logica che non sembra finora contemplare il dialogo con gli altri soggetti in campo. Organizzare la cultura dovrebbe significare armonizzare le energie che esistono, mantenendo anche una sana logica di competizione territoriale con manifestazioni analoghe e concorrenti, ma soprattutto avere una visione d’insieme, contrastando i particolarismi di chi rischia di trasformare la difesa della tradizione nella recinzione sempre più alta di un orticello personale che diventa però sempre più arido e asfittico. La sfida è affascinante: valorizzare il Corteo unendolo anche cronologicamente alle rievocazioni, creare un’offerta culturale di alto livello, riaffermare anche l’origine orvietana del Corpus Domini come festa centrale della Cristianità medievale. E’ la sfida del futuro per una città che può interpretare la propria storia nella direzione di un fortissimo motivo di rilancio culturale e turistico come seppe fare nel suo tempo Lea Pacini. Bisogna fare un piccolo salto mentale, che tanto piccolo non è, ma che rappresenta tuttavia il vero discrimine tra pensare il futuro e gestire il declino.