Alla fine il risultato è stato netto: 57 % Roberta Tardani, 43 % Giuseppe Germani. Uno scarto di 1463 voti che ha confermato quasi esattamente la distanza elettorale tra i due candidati che si era registrata al primo turno.
“Sono felice e orgogliosa dello straordinario risultato che abbiamo raggiunto. Saremo una grande squadra al servizio di tutta la città, centro storico e frazioni. E’ importante che tutta Orvieto si senta unita. Da oggi cominceremo a lavorare affinché la città sia più bella. Dedico questa vittoria alla mia famiglia” è il commento della neo sindaco. Germani ha annunciato la volontà di proseguire nell’impegno politico, esercitando il ruolo di capo dell’opposizione.
“L’elettorato orvietano ha decretato che per il prossimo mandato sarà sindaco Roberta Tardani. A lei vanno i miei auguri di buon lavoro-è stato il commento a caldo di Germani-nei prossimi giorni, con i collaboratori e con i rappresentanti delle liste che hanno appoggiato la mia candidatura, faremo un’analisi di quanto successo e troveremo il modo per continuare la nostra esperienza politica seppure da ruoli istituzionali diversi da quelli che ci eravamo immaginati. Ringrazio gli elettori che hanno comunque voluto rinnovarci la loro fiducia; e ringrazio i candidati, che affrontando una campagna elettorale impegnativa e faticosa, si sono prodigati generosamente e i cui slanci avrebbero meritato miglior esito”.

Ma contro cosa ha vinto esattamente Roberta Tardani? L’amministrazione uscente ha impegnato le proprie energie su due fronti: la manovra di bilancio finalizzata ad azzerare il deficit di bilancio in soli quattro anni invece che i dieci previsti ed il progetto delle aree interne. Due questioni che hanno finito per azzoppare Germani il quale ha puntato tutte le sue carte su quella che si è rivelata una manovra all’insegna dell’austerità, in vista di un vantaggio futuro apparso virtuale e su una progettualità a cui sono state affidate tutte le speranze salvifiche dell’economia locale. Tutto troppo astratto e di là da venire. Gli ultimi cinque anni sono corsi via con la sensazione che non ci fosse nella testa degli amministratori pubblici un’idea chiara di città e che ogni visione fosse demandata fideisticamente alle “Aree interne”. Nel frattempo, Orvieto continuava ancora a perdere abitanti e ci sono stati crisi aziendali serie come dimostra il fallimento della cooperativa edile Alto. Tener presente questi elementi potrebbe risultare utile per una ripartenza, insieme al primo sindaco donna nella storia della città.

Alle questioni politiche si sommano poi gli innumerevoli errori di gestione della campagna elettorale compiuti da Germani e dal suo entourage.  L’ex sindaco ha inaugurato la campagna elettorale avviando un’azione legale da 250 mila contro alcuni giornali che si erano limitati a riprendere un comunicato ufficiale del Pd con il quale si manifestavano dubbi sull’opportunità di ricandidarlo. La stessa azione l’ha fatta contro una parte dei dirigenti del Pd poi confluiti in una delle due liste elettorali a sostegno di Barbabella a cui ha avuto poi anche l’ardire di chiedere il voto tra il primo e il secondo turno elettorale. Una faccia tosta che denota non solo cinismo, ma anche sprezzo di quel coefficente minimo di decorosa coerenza che non andrebbe mai intaccato sotto un certo livello, oltre ad essere stata una mossa sconcertante da cui si intuisce che l’ex sindaco non ha capito praticamente nulla della storia politica della sinistra orvietana e della sua perenne attitudine a generare vendette differite nel tempo, ma dagli esiti distruttivi come ha provato sulla sua pelle. Germani ha sentito crollare il terreno sotto i piedi con lo scandalo di Sanitopoli che, tra le altre cose, ha portato all’arresto dell’ex segretario umbro del Pd Bocci poche ore dopo che aveva confermato la sua candidatura a sindaco. Anche la posizione fortemente ambigua che ha mantenuto nella vicenda della discarica lo ha reso inaffidabile agli occhi di molti elettori sensibili a quelle tematiche. Altrettanto inefficace ed anzi dannoso è stata il suo affannoso tentativo di prendere le distanze e di affrancarsi da Catiuscia Marini.

In generale, Germani è stato indubbiamente percepito dagli elettori come l’ultimo tassello di un mosaico locale collegato a doppio filo al sistema di potere del Pd regionale.  Ciononostante, il partito ha retto e non è tracollato come in altre città umbre.  Ad un certo punto, poi ha perso anche lucidità. Lo si è visto quando si è detto soddisfatto perchè l’Alta velocità sia stata portata a Chiusi e non ad Orvieto o quando ha rivolto un appello contro fantomatche “derive autoritarie”.  In sostanza, Germani ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare, compresa l’incapacità di tenere sotto controllo l’esuberanza social di alcuni suoi accreditati supporter che, in una combinazione crescente di arroganza, spirito di provocazione ed ostentati sentimenti di superiorità, gli hanno causato molti più danni di quanto lui stesso abbia capito sul momento. La ciliegina sulla torta è stato il giochino dell’appoggio da parte di Toni Concina, esibito con il patetico teatrino del “dico, non dico, faccio intuire, mando un messaggio”. Sul comportamento  di Concina, impegnato a consumare una rivalsa personale in zona Cesarini sotto forma dell’invito a piazza Olona di Corrado Augias a supporto di un Germani in affanno, meglio stendere poi qualche strato di veli pietosi. La sinistra orvietana è ai minimi termini, ma non è finita ed è destinata ad avere un ruolo. Prima deve però far crescere nuove leve a cui corre l’obbligo di studiare bene, capire e metabolizzare gli esempi perdenti del recente passato sui quali sono scorsi domenica notte i titoli di coda con la scritta “game over”.