Ormai gli imprenditori agricoli non presentano nemmeno più le domande. La gestione delle pratiche relative al rimborso dei danni che la fauna selvatica arreca ogni anno alle colture è un problema spinoso e preoccupante che interessa un numero crescente di aziende agricole dell’Orvietano, ma anche del Ternano. “Nonostante i danni accertati dalla presenza di cinghiali ed altri animali siano molto pesanti, le pratiche di indennizzo sono in calo a causa delle regole assurde che sono in vigore in questo settore” spiega Paolo Maiolini, direttore di Confagricoltura di Orvieto. Nel corso del 2018, ad esempio, nell’ambito territoriale di caccia numero tre ci sono state 133 domande di indennizzo e ne sono state liquidate solamente 119 per un importo di 147 mila euro.

I danni accertati però erano pari a 166 mila euro. Il motivo di questa discordanza lo spiega Maiolini:”La differenza tra l’accertato e il liquidato è legato al  cosiddetto “de minimis” e cioè il limite per cui una stessa azienda non può avere un indennizzo superiore a 15 mila euro in tre anni. Dal 2017 al 2018 si è registrato un calo delle domande di indennizzo perchè che alcune aziende non hanno piu’ presentato le richieste pur avendo riportato danni, in quanto avevano già sforato il “de minimis” precedentemente. E’ evidente che siamo di fronte ad un meccanismo che non funziona e che deve essere radicalmente cambiato” dice il direttore dell’associazione. Ma chi deve intervenire? “Ovviamente la Regione-dice Maioini- dal momento che ad essa compete la fauna selvatica.

Se lo strumento degli ambiti territoriali non funziona, lo si cambi. A noi interessa che si faccia qualcosa di concreto per ridurre i danni economici ad un settore importanti come quello agricolo. La situazione attuale è indubbiamente sbilanciata a favore della caccia e ai danni dell’agricoltura. Sono ormai 15 anni che il numero dei capi di fauna selvatica è molto superiore rispetto a quello che il territorio può sopportare. Non esiste un censimento degli animali che, se ci fosse, sarebbe impressionante. Ci sono molti interessi in ballo-continua- a partire dal commercio della carne di cinghiale che non è poca cosa”.