Entra nella fase più calda il confronto tra i soci sul futuro della Cassa di risparmio di Orvieto. Domenica mattina si è riunita l’assemblea della banca su richiesta del presidente della fondazione Cro, Gioacchino Messina. All’ordine del giorno c’è stato il bilancio del primo semestre 2018 che la fondazione, socio di minoranza, ha ufficialmente contestato alla Banca Popolare di Bari, ovvero l’istituto che ha in mano la quota di maggioranza della banca locale. La fondazione vuole chiarimenti su vari aspetti che non risultano chiari, ma il clima è surriscaldato e molto nervoso. La Popolare ha chiuso il bilancio del gruppo per il 2018 con 372 milioni di perdite. Un rosso che riguarda anche la Cassa di risparmio. La fondazione guidata da Gioacchino Messina ha sempre seguito molto da vicino le evoluzioni della Cro che risente delle traversie che la banca barese subisce sia sul fronte della attività di collocamento delle sue azioni che della sua attività di tipica banca commerciale.

Il dato del primo semestre 2018 ha mostrato un inatteso segno negativo, inatteso in quanto il Cda uscente aveva indicato che i crediti deteriorati erano in riduzione invece sono aumentati, che l’attività era in linea col piano invece i risultati mostrano delle flessioni e che l’attività era volta al conseguimento di obiettivi gestionali e al rafforzamento reddituale mentre il segno a giugno è negativo e che la valutazione degli attivi era stata fatta in coerenza del piano che da anni non veniva in realtà conseguito. A render epiù nebulosa e nervosa la situazione c’è anche il fatto che Bari non ha ancora ufficialmente pubblicato il bilancio del secondo semestre della Cassa di risparmio. Pochi giorni fa, la fondazione Cro ha intanto onsegnato alla Popolare un’offerta di acquisto della Cassa che vede la partecipazione come partner industriali anche di altri istituti disposti a comprare la Cassa. Alla Popolare di Bari sarebbero arrivate anche altre due offerte, ma la fondazione ha un diritto di prelazione che ha tutta l’intenzione di far valere. Di certo Bari ha reso nota la propria intenzione di cedere l’istituto orvietano, ma sullo sfondo di questa difficile trattativa ci sono anche gli 80 milioni di azioni svalutate della Popolare che ha messo sul mercato tramite glo sportelli della Cassa; operazione duramente contestata da Messina.