Oltre 350 orvietani vivono in zone ad alto rischio di frane e smottamenti. L’allarme viene lanciato da un recente studio compiuto dal geologo Leonardo Paganelli e dall’architetto Giacomo Zuppanti. I due professionisti hanno effettuato un’analisi dettagliata nell’area dei fiumi Paglia e Tevere che ha consentito di misurare il livello di pericolosità di tutti e venti i territori comunali che fanno parte del comprensorio orvietano, sia per quanto riguarda il rischio degli smottamenti che quello delle esondazione e delle inondazioni.  Gli interventi di messa in sicurezza che sono stati effettuati nel corso del tempo non sono infatti ancora sufficienti ad eliminare molti pericoli, soprattutto per chi vive nelle zone più isolate.   

 Il quadro che ne esce non è affatto rassicurante. Il dissesto idrogeologico del territorio è un problema piuttosto diffuso e una situazione di particolare pericolo è anche costituita dal corso del Chiani che interferisce in più tratti con il percorso dell’autostrada, con la linea ferroviaria Firenze-Roma, con la “Direttissima” e con il metanodotto Mediterrane. Il pericolo delle frane è presente un pò ovunque, ma in particolare in alcune zone come quella di Baschi dove ben 485 persone vivono in aree a rischio. Anche Città della Pieve e Fabro sono comuni poco tranquilli sotto questo aspetto mentre il rischio di alluvioni è particolarmente presente ad Orvieto con 457 persone che risiedono in zone da allarme rosso, ovvero quelle potenzialmente esposte alle esondazioni del Paglia come una parte di Ciconia e del Chiani come risultò evidente con l’alluvione del 2012.   Nonostante la realizzazione di due casse di espansione, a Bagni e a Morrano, il Chiani continua ad essere un corso d’acqua particolarmente insidioso.      Ancora più grave è la situazione di Città della Pieve con 564 persone esposte a fenomeni di “pericolosità idraulica” mentre a Fabro sono 329.  Ci sono però anche paesi in cui i rischi sono inesistenti o prossimi allo zero. E’ il caso, ad esempio di Castelgiorgio e Porano, la cui natura geografica tiene gli abitanti al riparo sia dal rischio di frane e smottamenti che di possibili alluvioni.