Una sala piena di imprenditori, artigiani e commercianti. Tranne due o tre gruppi importanti per l’economia locale, i soggetti che hanno preso parte all’incontro organizzato dalla Cogesta con il sindaco Roberta Tardani rappresentano una gran parte notevole dell’occupazione e della ricchezza del territorio.   Padrone di casa il presidente della Cogesta Stefano Cimicchi,  presente anche il vescovo Benedetto Tuzia e alcuni sindaci della zona tra cui quello di Monteleone, Angelo Larocca. I numerosi interventi hanno denotato l’assoluta esigenza di ripensare ad un nuovo modello di sviluppo per Orvieto, una città la cui crisi demografica è gravissima da anni, ma per il cui rilancio si stenta ancora a trovare uno straccio di ricetta in grado di funzionare.

“Le cifre relativa al calo demografico, alla mancata trasformazione del risparmio privato in investimento produttivo, alla riduzione della concessione del credito e a tanti altri fenomeni negativi ci portano a riflettere sul modello di sviluppo del futuro e sulla necessità di dare risposte certe al mondo delle imprese- ha detto Cimicchi-la fuga dei giovani, l’invecchiamento della popolazione sono fenomeni che ci devono dare lo stimolo a cercare tutti insieme una nuova strada per rimettere in moto l’economia”. La Cogesta vuole svolgere questo ruolo di stimolo.

Molta allarmata la visione della realtà orvietana fornita da Roberto Biagioli, imprenditore del settore estrattivo che non ha nascosto una grande pessimismo e preoccupazione per il futuro:”In una città che ha perso quattromila abitanti nel giro di pochissimi anni, ha senso parlare ancora di economia?-si è chiesto-quello che noi chiediamo alla politica è di indicarci in quale direzione procedere, di farci capire quali siano i settori su cui si vuole puntare per il futuro, ma devono farlo in maniera chiara e senza ripensamenti. Dopo la grande crisi dell’edilizia, Orvieto non ha progetti. L’unica cosa che abbiamo sentito in questi sono stati i divieti. Si è detto no all’eolico, no agli impianti per le biomasse, no alla geotermia, adesso diciamo di no anche ai noccioleti. Quale altro dato economico negativo aspettiamo per cambiare registro?”. Secondo Biagioli, “E’ arrivato il momento che chi ha responsabilità politiche indichi con chiarezza agli imprenditori dove investire, ma deve farlo con le idee precise perché ci sono in ballo aziende e famiglie”. L’imprenditore ha poi sottolineato con amara ironia il fatto “Che gli alberi del monte Peglia si è riusciti a farli diventare patrimonio dell’Unesco, mentre per il Duomo ed il pozzo di san Patrizio pare che non sia possibile.  Forse qualcuno non si è ancora accorto che Orvieto è in assoluto la città con più anziani d’Italia. Stiamo morendo nell’indifferenza generale mentre tutti parlano di altro”.

Da Silvia Fringuello è venuto un forte richiamo alle iniziative autonome che il mondo dell’imprenditoria deve assumere senza attendersi nulla dalla politica. “Dobbiamo essere noi stessi a pensare ad un nuovo futuro economico perché altrimenti non lo farà nessun altro per noi. La politica è finita da tempo.  Iniziamo a discutere di dove vogliamo andare per far fronte ad una crisi che colpisce tutti”.   Fringuello ha poi fatto l’esempio di alcuni fondi pubblici la cui disponibilità ha segnalato lei stessa ad un ‘altra azienda, aprendo dunque una finestra sullo spinoso argomento dei bandi e delle provvidenze pubbliche, della loro esiguità rispetto ad altri territori umbri, ma soprattutto delle difficoltà per le imprese di venirne a conoscenza e prendervi parte.

Antonio Rossetti, dirigente di Banca d’Italia, ed ex componente del Centro studi, ha sottolineato l’esigenza di dotarsi di un modello econometrico, un sistema cioè che possa rendere più precisa la conoscenza della realtà sociale ed economia locale, per calibrare meglio le politiche di intervento pubblico. Rossetti che ha fornito un importante contributo all’elaborazione del Bollettino economico dell’area orvietana, ha sottolineato ancora una volta i caratteri penalizzanti dell’imprenditoria locale su cui lavorare nel futuro, ovvero le ridotte dimensioni delle aizende che si traducono in una debolezza generalizzata, in scarsa redditività oltre alla mancanza quasi totale di azione in un sistema di rete ed integrato tra le varie imprese.

Uno dei sottofondi della serata è stata la diffusa insofferenza nei confronti di un’agenda delle priorità di modello sociale ed economico che nell’Orvietano sembra essere dettata non dalla politica e dalle associazioni di categoria, ma esclusivamente da un piccolo, ma determinante gruppo di ambientalisti, capace di imporre veti su tutto.  Un’impostazione che denota un rapporto di poteri molto sbilanciato a favore dei gruppi ambientalisti, capaci di infuenzare le istituzioni locali anche se, a volte, i risultati sono controversi. E’ di questi giorni infatti la notizia del Comune di Castelviscardo alle prese con una richiesta di danni da due milioni di euro da parte dell’azienda di Treviso a cui aveva prima concesso e poi revocato, senza motivi ritenuti validi dai tribunali,  la concessione per realizzare un impianto per la trasformazione delle biomasse in energia.

Nella polemica contro la deriva ambientalista è intervenuto anche il geologo Fabrizio Francesconi che ha detto:”Ho progettato la discarica e l’impianto per la geotermia di Castelgiorgio e posso garantire che la geotermia non presenta minimamente nessuno dei rischi su quali i gruppi ambientalisti hanno imbastito da anni una campagna di disinformazione alla quale si sono piegati anche molti sindaci e che crea grandi danni alle prospettive di questo territorio. Non esiste nessun rischio per il lago di Bolsena, nessun rischio sismico. Si continuano a raccontare favole, ma nessuno vuole confrontarsi su questi argomenti. E’ necessario un dibattito serio ed è necessario smontare tutte le fandonie che bloccano importanti occasioni di lavoro per questa zona”.

Di scarsa attitudine alla sinergia territoriale ha parlato Andrea Taddei, imprenditore con un trascorso nelle istituzioni che ha raccontato la propria esperienza come fornitore dell’industria militare mentre Franco Raimondo Barbabella ha sottolineato la difficoltà di una “Società in cui si studia poco, si dibatte poco, si approfondisce poco e il cui livello culturale è ancora troppo ridotto”. Di sostenibilità del modello locale ha parlato anche Massimo Gnagnarini richiamando l’attenzione sul ruolo dell’amministrazione pubblica nel sostenere processi di sviluppo.

Inevitabile affrontare la questione geotermia. Diego Righini, il manager della società che si accingere a realizzare l’impianto all’Alfina, ha ricordato l’incredibile iter a cui l’azienda è stata costretta a sottoporsi da anni per avere poi l’autorizzazione ministeriale.  Roberto Biagioli sulla questione ha aggiunto:”Il Comune di Castelgiorgio ha ottenuto nel passato grandi somme per l’utilizzo della risorsa geotermica che altre zone ci invidiamo così come del resto ci invidiano la qualità del nostro basalto, eppure ad un certo punto questi politici hanno cambiato idea, rischiando di far saltare gli investimenti”.

Concludendo l’incontro, il sindaco Tardani ha sottolineato l’importanza di questo primo scambio di idee con il mondo produttivo e si è resa disponibile a collaborare con il mondo delle imprese.

Nel frattempo, a proposito dell’altra questione relativa alle coltivazione dei noccioleti, in Umbria c’è chi accoglie a braccia aperte queste coltivazioni. E’ il caso del sindaco di Nocera che ha organizzato un incontro con gli agricoltori della zona per discutere della disponibilità della Loacker ad investire anche in Umbria oltre che nelle Marche.