E’ morto Giovanni Feo, un maestro, un amico.
Giovanni era nato De Feo nel 1949 a Roma, da madre greca e padre pugliese. Risiedeva da più di 40 anni a Pitigliano dove lo avevano portato la sua passione per gli etruschi e la loro cultura. Da li ha esplorato incessantemente il territorio mostrando una non comune connessione con esso, che gli ha permesso di scoprire e riscoprire luoghi e manufatti ancestrali, spesso trovando spiegazioni d’uso non approvate dall’archeologia accademica. Ha sempre condiviso attivamente la sua conoscenza con seminari, conferenze, escursioni e ci ha lasciato una grande quantità di guide e libri sulle sue scoperte, di cui ricordiamo per tutte Poggio Rota, una sorta di Stonehenge italiana, megaliti tufacei di epoca precedente agli etruschi che presentano troppi allineamenti astronomici e territoriali per essere casuali.

Studioso della tradizione andina, è tra i soci fondatori dell’associazione Tawantin. Incontra, verso la fine degli anni ’90, Don Juan Nuñez del Prado, docente di antropologia dell’università di Cuzco, da cui riceve l’iniziazione al quarto livello della tradizione.
Le connessioni e le similitudini singolari che riscontra tra la civiltà etrusca e quella delle Ande del Perù, daranno luogo a seminari itineranti volti all’evoluzione delle coscienze attraverso la riscoperta delle radici storico culturali delle nostre tradizioni.
Aveva una personalità non comune, una visione e un approccio al di fuori dei consueti paradigmi.

Questo suo essere fuori dall’ordinario gli permetteva di “sentire” il territorio e leggerlo con una acutezza rara, riconoscendo segni di mani antiche quasi mai immediatamente visibili ai più.
Ruvido e imperscrutabile, sempre fedele a se stesso, non era geloso delle sue conoscenze e delle sue scoperte che condivideva con naturalezza e generosità.
Sicuramente ci mancherà la sua visione fuori dal coro e il suo essere talmente antico da essere modernissimo, suo malgrado.

Cristina Neri