Una sconfitta causata non dalla cattiva amministrazione della Giunta Germani, ma da  una tendenza politica generale che premia la Lega e il centrodestra. Così Andrea Vincenti interpreta il cambio politico che gli orvietani hanno decretato con il voto del nove giugno. Dopo l’esperienza da assessore con deleghe importanti come turismo, commercio e viabilità, adesso torna a dedicarsi alla sua grande passione che è la musica. Andrea Vincenti, avvocato ed insegnante, è chitarrista nel gruppo dei Bartender e, nella doppia veste di musicista e uomo politico, giudica Orvieto e la sconfitta della sua parte politica che ha portato per la seconda volta il centrodestra alla guida della città.

Dopo l’impegno da amministratore, adesso la musica si riprende il suo spazio?

L’impegno amministrativo ha richiesto, come è giusto che fosse, la massima abnegazione. Dopo tanti anni, vorrei tornare a suonare dal vivo con regolarità. Orvieto, da questo punto di vista, ha un panorama musicale di tutto rispetto e di cui sono sempre stato orgoglioso di fare parte. Ho iniziato a suonare la chitarra quasi trent’anni fa e da allora non ho mai smesso, neppure in questi ultimi anni in cui gli impegni come assessore mi hanno costretto a rinunciare quasi del tutto a suonare dal vivo.

Quale è la sua valutazione sui motivi che hanno portato il centrosinistra a perdere le elezioni nonostante un importante lavoro effettuato su vari fronti?

A livello nazionale, da tempo, non esiste più un centrosinistra degno di questo nome. A livello regionale, la cronaca giudiziaria ha preso il posto di quella politica. Non potevamo non risentirne. A livello locale, rivendico la notevole quantità e l’assoluta qualità delle scelte operate e del lavoro svolto: la sconfitta, a mio parere, è stata tutta politica, non amministrativa. Il che non la rende meno netta.

Quali consigli darebbe al futuro assessore che si occuperà di turismo e commercio?

Non chiudersi su Orvieto ma aprirsi al mondo. Imitare le realtà virtuose. Innovare. Puntare sulla qualità e sui rapporti internazionali. Le relazioni che abbiamo avviato non hanno colore politico: sono istituzionali e riguardano la città tutta. Bene farebbe il mio successore a portarle avanti e ad espanderle, allacciandone di nuove.

Ha qualche autocritica da fare sulla gestione comunale degli ultimi cinque anni?        

Credo che nel rapporto con la città abbia pesato la difficoltà di far  comprendere la situazione drammatica che ci siamo trovati a gestire all’inizio: una città sul lastrico. Nessuna giunta aveva mai lavorato con un piano di predissesto sul groppone e non auguro a nessuno di dover affrontare una prova simile.  Certamente ora, tornando indietro, sapremmo evitare qualche errore commesso; ma è facile dirlo adesso, con l’esperienza maturata.

Continuerà ad occuparsi di politica?

L’ho sempre fatto, seppure in modo discreto e senza mai aver avuto tessere di partito. Del resto, “Libertà è partecipazione”: sono un libero cittadino, sono un giurista e amo la mia città.